Tag Archive: Conflitti armati

Il diritto di dire addio

Processione verso il cimitero di Medellin del Ariari, in Colombia. (Stefania Summermatter, swissinfo.ch)

In oltre cinquant’anni di conflitto armato in Colombia, decine di migliaia di persone sono state uccise e fatte sparire nel nulla. Oggi i famigliari dei cosiddetti “desaparecidos” rivendicano verità e giustizia, grazie anche all’aiuto della Svizzera. Reportage.

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“La pace in Colombia non può essere fatta a scapito delle vittime”

(Keystone)

Ad oltre un anno dalla firma dell’accordo di pace tra le FARC e il governo colombiano, numerose vittime del conflitto attendono ancora verità e giustizia. Nonostante il persistere della violenza, oggi la loro parola non può però più essere fermata, afferma l’antropologa svizzera Mô Bleeker, inviata speciale per la pace su incarico del Dipartimento federale degli affari esteri.

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Voci e suoni dall’Alto Ariari

Se amo così tanto la radio è perché riesce a far volare la mia fantasia e a catapultarmi in luoghi lontani, con la sola forza di una voce o di un suono. Spero che ascoltando questo documentario, diffuso sulle onde della Rete Uno (“Chiese in diretta”) il 18 marzo, possiate camminare anche voi tra le montagne dell’Alto Ariari e lasciarvi trasportare dal coraggio di chi ha lottato contro la guerra e per la dignità.

 

#EntregaDigna

Ho incontrato Maria Azuzena Loaiza durante il pellegrinaggio nell’Alto Ariari. Una donna forte e coraggiosa, che per anni ha cercato invano suo fratello Tullio, ucciso dai paramilitari il 12 novembre 1999, tra i corpi senza vita ritrovati nella regione del Meta. Maria Azuzena non si è mai arresa. Ma è soltanto nel 2016 che per puro caso i resti di Tullio sono stati ritrovati in una fossa, assieme a quelli di un’altra donna. E questo giovedì, Maria Azuzena potrà finalmente dargli degna sepoltura. Un momento carico di emozione non solo per lei, ma per tutta la comunità dell’Alto Ariari.

In Colombia, si stima che più di 82’000 persone siano scomparse durante il conflitto armato. Malgrado gli accordi di pace firmati tra il governo e le FARC prevedano la creazione di un’unità di ricerca e identificazione delle vittime, poco o nulla è stato fatto in questo senso. Gli antropologi forensi si contano sulle dita di una mano e il processo di identificazione di un corpo può durare diversi anni.

Vi è poi un altro importante ostacolo, il tabù che circonda gli ex guerriglieri delle FARC. Molti famigliari scelgono di non denunciare la loro scomparsa per paura di essere stigmatizzati o perfino puniti dallo Stato. Lo stesso vale per chi ha ritrovato il corpo di un guerrigliero e ha deciso di seppellirlo nel più grande segreto. L’identificazione di questi corpi prenderà probabilmente dei decenni, sempre che lo Stato colombiano manifesti una reale volontà di assicurare alle vittime verità e giustizia.

Per saperne di più, l’intervista al capo della delegazione del CICR a Bogotà:  “No hay voluntad politica para encontrar a los desaparecidos”

«In Svizzera non si tollererebbe nemmeno l’1% di quello che accade in Eritrea»

Nonostante le promesse, il regime eritreo non ha dato nessun segnale concreto di apertura. Al contrario, gli arresti arbitrari e le esecuzioni sommarie sono tuttora moneta corrente, afferma Mussie Zerai. Instancabile difensore dei diritti dei profughi, il sacerdote eritreo denuncia «il razzismo politico» di chi pensa che alcune popolazioni possano accettare meno diritti e meno democrazia. 

 

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Colombia: la lotta dei contadini per la terra

Secondo l’Alto commissariato ONU per i rifugiati, in Colombia vi sarebbero almeno 4 milioni di profughi interni, vittime di un conflitto durato oltre mezzo secolo. A pagare il prezzo più alto sono i contadini, gli indigeni e le comunità nere. Negli ultimi 25 anni si sono visti portar via almeno 6,5 milioni di ettari di terra, utilizzata per grandi progetti minerari o monocolture, o come corridoi strategici per i narcotrafficanti.

 

Il documentario – realizzato nel 2011 – pone l’accento sulla problematica della terra in Colombia, partendo dal caso concreto della comunità di contadini di Las Pavas. Una comunità che ho accompagnato per tre mesi in qualità di osservatrice internazionale per l’ONG Peace Watch Switerzland, raccogliendo le testimonianze dei leader e le canzoni utilizzate come strumento di resistenza e di pace. Il documentario, diffuso dalla RSI nel 2011), dà voce anche a diversi esperti che analizzano l’impatto del conflitto sulla popolazione civile.

(Per la musica si ringrazia la comunità di Las Pavas, la Fondazione Chasquis (E-CHANGER) e il gruppo Masná, che ha portato le canzoni dei contadini in giro per la Svizzera italiana)