Riformare Dublino? Campa cavallo

Gli ultimi momenti a bordo dell’Aquarius prima dello sbarco a Valencia. (Keystone)

Nonostante la portata simbolica, giuridica e umana della chiusura dei porti a diverse navi di ONG, Matteo Salvini riuscirà difficilmente ad imporre ai paesi europei una maggior solidarietà nei confronti dell’Italia, ritengono diversi esperti. Il caso Aquarius ha reso ancor più evidente la frattura in seno all’Unione e l’incapacità dei paesi membri di trovare una risposta comune alla sfida del secolo.

Dopo nove giorni di viaggio in mare aperto, ostaggi di un’Europa sempre più divisa, i 629 migranti e rifugiati soccorsi il 9 giugno dalla nave Aquarius sono approdati domenica al porto spagnolo di Valencia.

Se la loro odissea nel Mediterraneo è ormai finita, il braccio di ferro tra l’Italia e l’Unione europea prosegue al ritmo di Twitter e di un hashtag – #chiudiamoiporti – diventato il simbolo della nuova linea di Matteo Salvini sull’immigrazione.

Una linea dura, rivolta per ora soltanto alle navi delle ONG che dal 2014, con la fine dell’operazione Mare Nostrum, pattugliano le acque del Mediterraneo nel tentativo di salvare i migranti dalla morte. Dopo il caso Aquarius, sabato Matteo Salvini ha negato l’accesso ai porti ad altre due navi di ONG, battenti questa volta bandiera olandese, con a bordo oltre 500 persone. L’obiettivo dichiarato è quello di spingere l’Europa a una revisione del regolamento di Dublino per alleviare il peso sostenuto dai paesi del Mediterraneo, geograficamente in prima linea, ed eliminare la norma che obbliga i migranti a fare richiesta d’asilo nel primo paese in cui arrivano.

Questa prova di forza del leader della Lega, che viola il diritto internazionale, non giunge a sorpresa, ma rappresenta la continuazione della politica di chiusura lanciata un anno fa dall’ex ministro Marco Minniti, spiega il ricercatore svizzero-statunitense ed esperto di migrazione Charles Heller. “Minniti aveva già minacciato di chiudere i porti, prima di imporre alle ONG un codice di condotta, criminalizzando la loro azione umanitaria, e di stringere un patto con la Libia”. Una strategia che ha portato a una netta diminuzione degli sbarchi in Italia nell’ultimo anno, ai livelli più bassi dal 2013, ma che non ha impedito a Matteo Salvini di spingersi oltre.

 

L’articolo è stato pubblicato il 19 giugno 2018 su tvsvizzera.it. Per continuare la lettura cliccate qui.