La magia dei 35 mm rivive a Locarno

(Christoph Balsiger / swissinfo.ch)

Ogni anno, nell’ambito della tradizionale retrospettiva, il festival di Locarno proietta decine e decine di film in 16 o 35 mm. Una scelta politica a difesa della cultura, che implica però uno sforzo non indifferente. A pochi giorni dall’inizio della rassegna, nell’estate del 2016 avevo seguito il lavoro di alcuni professionisti della pellicola, un mestiere che rischia pian piano di scomparire.

 

L’immagine di Bud Spencer in “Lo chiamavano Trinità” appare d’incanto sotto la luce di una lampada. La mano protetta da un guanto, Davide Dalet fa scorrere la pellicola tra le dita. Avanti e indietro. L’annusa, poi la scruta e infine la riavvolge con cura sulla bobina. Cerca i piccoli difetti che si nascondono tra un fotogramma e l’altro: i colori sbiaditi, i graffi, gli strappi rabberciati male o i sottotitoli mancanti. Obiettivo? Verificare che tutti i film in 16 e 35 mm selezionati a Locarno siano in condizioni impeccabili e pronti per la proiezione.

Mancano soltanto pochi giorni all’inizio del festival e nel bunker sotto il palazzetto Fevi si lavora a pieno regime (…) .


L’articolo integrale, realizzato con il fotografo Christoph Balsiger, è disponibile su swissinfo.ch: La magia dei 35 mm rivive a Locarno