Guapi, il cocco e la coca

Dal finestrino dell’aereo il panorama è meraviglioso. La cordigliera andina lascia spazio alla selva, attraversata da un labirinto di fiumi in corsa verso il Pacifico. Per raggiungere Guapi non avevo altra scelta che volare o imbarcarmi su una lancia per un viaggio di diversi giorni. Anche se non è di certo il mezzo più ecologico, è solo in aereo che ci si può rendere conto della complessa geografia di questa regione del Cauca, completamente isolata dal resto del paese. E così eccomi atterrata a Guapi, accolta da un caldo torrido e umido, e dal fascino della cultura afrocolombiana.

Come tutto il litorale del Pacifico, anche la zona di Guapi è considerata un bacino di biodiversità. Grazie alle abbondanti piogge e alla terra fertile, per decenni da qui partiva frutta e verdura destinata a sfamare il resto del paese. L’arrivo del narcotraffico negli anni Novanta, ha però stravolto l’economia locale e la cultura di queste popolazioni afrocolombiane. La maggior parte dei contadini di Guapi e dei villaggi situati lungo il fiume, si dedica ormai alla coltivazione e/o al commercio di coca. La pasta viene lavorata direttamente nei campi, con uso di combustibile e acido solforico (che finisce nei fiumi…), mentre la polvere bianca viene prodotta nei laboratori nascosti nella selva. Così, per lo meno, racconta la gente del posto, al riparo da occhi e orecchie indiscrete.

Lungo il fiume Guajuí, per decenni hanno risuonato le armi. Esercito, paramilitari, narcotrafficanti e FARC si scontravano su queste acque, lasciando dietro di loro scie di sangue e di paura. Intere comunità sono state costrette ad abbondare i propri villaggi e a cercare rifugio a Guapi, senza un tetto sotto il quale proteggersi. La città è cresciuta a dismisura, senza avere la possibilità di adeguarsi ai nuovi bisogni. Perché se il narcotraffico arricchisce qualcuno, la maggior parte della gente continua a vivere nella povertà. A Guapi non c’è acqua potabile ed è la pioggia a permettere alla comunità di sopravvivere. I rifiuti vengono utilizzati per costruire i sentieri che conducono ai nuovi quartieri, insalubri e infestati di mosche e di zanzare.

Oggi che le FARC hanno consegnato le armi, in questa regione sembra regnare una calma apparente. Il traffico di coca, però, continua. Con altri capi e altri intermediari. Ma chi? Nessuno ha saputo o voluto rispondermi. Le ricerche continuano… sperando di aver guadagnato un granello di fiducia in più in attesa del mio ritorno.